Vinificazione del rosato: la tecnica

Contrariamente a ciò che si tende a credere, il vino rosato non è dato dall’unione di vini rossi e vini bianchi. La vinificazione in rosato è un procedimento specifico e ben regolamentato. L’eccezione che conferma la regola? Alcuni champagnes rosés, principalmente di grandi cantine, frutto di assemblaggi.

A cosa si deve il colore del vino rosato

Le due tecniche di vinificazione in rosato

La vinificazione in rosato è un processo che inizia come per i vini rossi e continua come per i bianchi. La vendemmia deve avvenire al momento più opportuno per non perdere acidità se l’uva è troppo matura e non eccedere nell’aggressività se l’uva è acerba. Nei vini rosati la macerazione può avvenire prima della fermentazione, quando la presenza di alcool è trascurabile e l’azione solvente rispetto al colore contenuto nelle scorze praticamente nulla. Il succo dell’uva resta allora molto meno tempo a contatto con le bucce: mentre per i rossi si parla di due o tre settimane, nel caso dei rosé si gioca tutto tra poche ore e massimo due giorni. Questa tecnica è detta tradizionale. Nella tecnica della pressatura diretta, invece, la macerazione avviene direttamente durante la pressatura, ottenendo un rosato poco colorato con aromi vegetali e gusto fresco.

La vinificazione in botti d'acciaio è tipica del vino rosato

Velocità e giovinezza: la vinificazione in rosato

Nella vinificazione in rosato la fermentazione e la maturazione avvengono generalmente in contenitori inerti come l’acciaio e il cemento e sono molto rari i casi di fermentazione e maturazione in legno. La vinificazione è molto breve e i vini rosati sono generalmente commercializzati entro la primavera successiva alla vendemmia, pronti per essere consumati. Raramente i rosati sono adatti all’affinamento in bottiglia poiché tendono a perdere rapidamente acidità: per approfittare appieno della loro freschezza e degli aromi di frutta e fiori la degustazione dovrebbe avvenire circa entro due anni dall’imbottigliamento.