Cosa si intende per vino DOC, IGT e DOP?

La classificazione dei vini in Italia segue la normativa europea che li inserisce tra i prodotti agroalimentari insieme ad altre prelibatezze del nostro territorio. Ancora oggi c’è un po’ di confusione tra i marchi di vino DOC, IGT e DOP: chiariamo le differenze tra le categorie.

Disciplinari di produzione del vino in Europa

Vino DOC: Denominazione di Origine Controllata

Il vino DOC è il più diffuso in Italia: all’inizio del 2016 i prodotti che rientravano in questa categoria erano ben 332. Per ottenere la certificazione DOC, acronimo di Denominazione di Origine Controllata, i vini devono seguire precisi disciplinari di produzione, che comportano analisi chimiche e fisiche del prodotto, oltre ad un esame organolettico. Inoltre, è necessario che tutta la filiera produttiva si svolga in una determinata zona geografica. Quando, nel 2007, l’Unione Europea è intervenuta per istituire il marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta) per i prodotti agroalimentari la cui produzione dipende, del tutto o in parte, dal territorio in cui vengono prodotti, ha deciso di inglobare il vino in questa categoria più ampia. In Italia, i vini DOC rientrano quindi nella categoria europea DOP.

Caratteristiche del disciplinare IGT

Vino IGT: Indicazione Geografica Tipica

Con 132 vini classificati come IGT, anche questo marchio è ampiamente diffuso nel Bel Paese. A differenza dei vini a marchio DOP/DOC, i vini IGT hanno un disciplinare di produzione meno limitativo e la lavorazione è consentita in aree di produzione più estese. La categoria europea di riferimento è la IGP, Indicazione Geografica Protetta, marchio che viene concesso a quei prodotti agroalimentari che vantano almeno una delle loro fasi di produzione in una determinata regione. In Francia, così come in alcune zone italiane a ridosso del confine, questi vini prendono il nome di Vin de Pays, mentre in Germania e in alcune zone del nord Italia, vengono classificati come Landwein.