Il Chianti, vino principe della produzione italiana

Come molte delle denominazioni più celebri e affermate, anche il Chianti evoca una realtà ricca di sfumature e significati. Se a livello geografico la parola descrive un ridente territorio collinare ubicato nel cuore della Toscana, da un punto di vista storico e culturale identifica uno dei più nobili vini italiani.

Il Chianti: caratteristiche e zone di produzione

Le proprietà organolettiche del Chianti

Il Chianti è un vino a DOCG le cui più prestigiose varietà vengono prodotte nelle province di Firenze, Siena, Arezzo, Prato e Pistoia. I territori di produzione, tutti enormemente suggestivi, sono zone collinari dedicate alla coltivazione di Sangiovese, Canaiolo, Malvasia bianca, Trebbiano, Sauvignon e Merlot. In tutti i vini della denominazione prevale l'uso del Sangiovese, con percentuali che oscillano fra il 75 e il 100%, mentre gli altri vitigni concorrono in misura diversa a seconda delle varietà prese in considerazione. Le caratteristiche organolettiche del Chianti ne fanno uno dei vini più raffinati e apprezzati al mondo. Il colore è di un rubino vivace, che tende al granato con l'invecchiamento. L'odore è profondamente vinoso e la sua finezza si acutizza col tempo. Il sapore è armonico e lievemente tannico. La tradizione prevedeva che questi vini venissero imbottigliati nei classici fiaschi, ossia bottiglie dal collo stretto e rivestite in paglia alla base.

Chianti Riserva

L’inarrestabile ascesa del Chianti

Con il passare del tempo l'apprezzamento nei confronti del Chianti crebbe tanto che si dovette cominciare a produrlo anche al di fuori delle classiche zone di coltivazione. È per questo che nel 1932 l'area di produzione più antica ottenne la DOCG separata di Chianti Classico. Le caratteristiche che lo contraddistinguono sono rigidamente regolate: fra queste, ad esempio, si riscontra un invecchiamento di almeno 11 mesi e una gradazione alcolica minima di 12 gradi. Il Chianti Riserva, ancora più raffinato, richiede invece 24 mesi e 12,5 gradi.